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La chiesa rupestre
di S. Andrea sorge
attualmente isolata,
avulsa dal suo
originario contesto,
inaccessibile
attraverso il suo
ingresso primitivo a
causa della
distruzione dello
spalto della gravina
perpetrato
dissennatamente
dalle cave di conci
di tufo per
costruzione. Ma è
già da considerare
inopinata fortuna il
fatto che la chiesa
sia stata
risparmiata e sia
rimasta, su
vertiginose pareti a
picco, a circa dieci
metri di altezza
rispetto al piano
della cava che quasi
completamente la
circonda. L'accesso
attuale è stato
ottenuto in tempi
recenti mediante
l'apertura di una
porta sul lato nord
del bema,
raggiungibile per
mezzo di una lunga
gradinata
dall'interno di una
azienda agricola, il
cui proprietario
meritoriamente
difende dai vandali
l'antico monumento.
L'ingresso antico,
rivolto ad
occidente, era
costituito da una
grande porta arcuata
a tutto sesto, è
evidentemente uno
dei monumentali e
solenni fra i
portali delle chiese
rupestri pugliesi.
L'arco presenta sul
piedritto sud una
minuscola nicchietta
per l'alloggiamento
delle lucerne. Segue
un nartece
trapezoidale, con
base minore verso
l'ingresso e base
maggiore verso
l'aula. La copertura
è a botte. Al centro
della volta è una
piccola cupoletta
simbolica, del
diametro di cm. 45,
che si presenta
nella realtà come un
disco a fondo piano,
profondo pochi
centimetri,
circondato da una
sottile ghiera. Nei
lati nord e sud del
nartece sono ubicati
due arcosoli
sepolcrali, le cui
tombe sono state
violate in epoca
recente, anche se
non recentissima,
come dimostrano
frammenti di ossa e
terriccio ancore
visibili nel
nartece. I due
arcosoli sono
dissimili fra di
loro: ad arco
ribassato con
orientamento della
tomba ovest-est
quello della parete
sud; ad arco
oltrepassato con
tomba orientata
est-ovest quello
della parete nord.
Nell'intradosso di
quest'ultimo arco,
ad est, è incisa con
cura una croce
potenziata.
Sull'archivolto è
graffita
un'iscrizione in
greco di assai
difficoltosa lettura
a causa delle
condizioni della
roccia, corrosa
dall'azione eolica.
In epoca imprecisata
fu aperta - e
successivamente
murata - una
porticina nel terzo
occidentale di
questo arcosolio. In
tale occasione,
probabilmente, venne
scoperta l'esistenza
della tomba che fu
parzialmente
distrutta.
Conseguentemente
venne sconvolta
anche la tomba
dell'arcosolio sud.
Sulla parete est del
nartece sono i resti
di un dipinto
rappresentante S.
Giorgio a cavallo,
in condizioni di
conservazione
migliori di quanto
non lascerebbe
supporre la lettura
delle descrizioni di
quanti ci hanno
preceduto, anche se
mutilo di molte
parti importanti.
Quasi al centro
della parete est,
leggermente spostata
verso destra, una
porta arcuata a
tutto sesto, ampia
ed elegante, mette
in comunicazione il
nartece con l'aula.
All'altezza
dell'imposta
dell'arco nei
piedritti si notano
i fori di
alloggiamento per
una grossa trave,
che testimoniano
dell'esistenza di
una porta,
probabilmente a due
battenti, fra
nartece ed aula.
Poco al di sotto di
uno di questi fori,
sul piedritto nord,
una profonda
incisione, assai mal
conservata, sembra
potersi interpretare
come una croce
inscritta in cerchio
del diametro di cm.
22 - con incisioni
ora illeggibili nei
quadranti -
sormontata da un
elemento
trapezoidale. L'aula
quadrilatera, coi
lati nord e sud
della lunghezza di
cm. 385, quello est
di cm. 533, quello
ovest - adiacente al
nartece - costituito
da tre segmenti non
in linea, di cui
quello centrale
corrispondente alla
porta ed i due
laterali - ciascuno
esattamente di cm.
207 - divergenti
verso est, nelle
intenzioni
dell'architetto
doveva misurare 20
piedi. Il piano di
calpestio risulta
leggermente
abbassato. Il
livello del
pavimento dell'aula
era comunque già in
origine inferiore di
mezzo piede rispetto
a quello del
nartece. Sulla
parete nord è inciso
a circa 2 metri
dalla quota
originaria del
pavimento, un arco a
tutto sesto
all'interno del
quale sono scavate
quattro nicchiette,
di cui l'ultima ad
est fu riempita di
ciottoli e malta
quando, nel 1590,
venne dipinto a
tempera su uno
strato di malta un
grande pannello
rappresentante S.
Vito. Accanto al S.
Vito c'era un
affresco (ora quasi
completamente
distrutto per
l'escavazione di una
nicchia
quadrangolare
recente)
rappresentante un S.
Nicola (di cui si
legge ancora
parzialmente
esegetica in greco)
ed un altro santo di
cui rimane soltanto
la fronte calva.
Questo affresco,
presentando figure
di dimensioni
ridotte rispetto al
consueto, perchè il
pittore fu
condizionato dalla
preesistenza delle
nicchiette scavate
nell'arco inciso. Di
fronte, sulla parete
sud, in buono stato
di conservazione, è
un grande affresco
rappresentante la
Vergine col Bambino
e S. Andrea. La
comunicazione fra
aula e bema era
costituita da due
porte ad arco che
presentavano uguale
altezza ma
differente
larghezza. Erano
separate fra di loro
da un pilastro. Ora
il pilastro e parte
degli archivolti
sono stati
distrutti,
evidentemente in una
fase d'uso
dell'intero invaso
in cui era
necessario disporre
di una superficie
assai vasta, priva
di interruzioni. A
tale fase d'uso
(probabilmente
coincidente con la
destinazione a
ricovero di attrezzi
agricoli o a
deposito) dovettero
risalire gli altri
massicci interventi
distruttivi che
osserveremo nel
bema. In un'altra
fase d'uso,
ovviamente più
recente, fu
innalzata una
muratura di
risarcimento, a filo
delle antiche
arcate, sicché ora
la comunicazione fra
aula e bema si
ottiene a mezzo di
una modesta porta
architravata. E'
probabile che
contemporanea a
questa muratura sia
quella che restringe
il vano della porta
arcuata di
comunicazione tra
nartece ed aula.
Poiché gli
interventi
distruttivi sono
stati radicali nella
parte del bema, a
tutti fli studiosi
precedenti è
sfuggita la
presenza, sulla
parete est, di due
profonde nicchie
ortogonali, con
funzioni di abside,
ad arco lievemente
ribassato sul fronte
e lievemente
oltrepassato
all'attacco con la
parete di fondo. Le
due absidi, di
eguale profondità in
direzione est-ovest,
sono assai diseguali
per larghezza. Sulle
pareti di fondo sono
visibili due
nicchiette, una in
ciascun abside,
diverse per forma ma
quasi uguali per
dimensioni, che
presentano incise
quattro croci
equilatere. Le
condizioni
originarie del piano
di calpestio - che
oggi appare
abbassato di circa
50 centimetri
rispetto a quello
dell'aula - si
possono ricostruire
leggendone il
profilo sulle pareti
laterali.
Particolarmente su
quella sud (quella
nord, infatti
presenta due recenti
escavazioni
rettangolari, una
nella nicchia
absidale, l'altra
subito prima).
L'abbassamento della
quota pavimento fra
aula e bema ha
portato alla
distruzione di due
tombe orientate
est-ovest, di una
delle quali rimane
la testata ellittica
nel mezzo della
porta attuale di
comunicazione,
dell'altra invece si
legge il profilo
sotto la muratura di
risarcimento. Sulla
parete nord,
immediatamente prima
dell'abside, è un
pannello d'intonaco
(rimane solo
l'arriccio) che un
tempo doveva portare
un affresco di cui
ora non rimane più
traccia. Sul
soffitto si leggono
le tracce di tre
pilastri, non notati
da alcuno degli
studiosi precedenti,
con la sola
eccezione del
Fonseca che scrive:
"Nel secondo vano
sono visibili sul
soffitto tre monconi
uguali che farebbero
pensare a tre
colonne: in tal caso
si potrebbe
ipotizzare la
presenza di
un'iconostasi". Tale
ipotesi ci pare
estremamente
plausibile. E'
agevole, dunque,
ipotizzare una
rilavorazione
dell'ingresso nel
momento in cui fu
deciso l'ampliamento
della chiesa. Il
nartece, che già
ospitava nei suoi
lati nord e sud due
tombe in altrettanti
arcosoli, non subì
interventi di
rilievo: fu solo
incisa una ghiera
nell'arco che mette
in comunicazione il
nartece con l'aula
e, probabilmente,
incisa nel soffitto
la cupoletta
simbolica. Ghiere
contornavano anche i
due archi che
mettevano in
comunicazione l'aula
col bema. Anche in
questo caso,
comunque, le ghiere
sono intervento
secondario, mentre
gli archi - secondo
ogni verisimiglianza
- esistevano già
nell'impianto
primitivo.
Riteniamo, pertanto,
che gli archi in
origine
delimitassero due
ampie nicchie - non
sappiamo se
ortogonali o
semicircolari - con
funzione di abside.
Ci troviamo, così,
di fronte ad un
impianto a nave
unica e due absidi
gemelle, e che è
fortemente
rappresentato
nell'architetture
delle chiese
rupestri. Un
elemento peculiare
del bema del S.
Andrea era
l'iconostasi. Essa
era costituita -
probabilmente - da
tre pilastri
parallelepipedi. Il
pilastro centrale
era in asse con
quello che divideva
le due porte di
comunicazione con
l'aula e col
diaframma esistente
fra le due absidi.
Gli affreschi
A - S. Giorgio
Ubicazione: parete
est del nartece.
Dimensioni
originali: h. cm.
170 ca,; l. max. cm.
140.
Iscrizione
esegetica: n. 2.
Dell'affresco
residua solo la
parte alta (con
volto del Santo
completamente
deturpato), grande
mantello rosso
svolazzante, tracce
del treno posteriore
del cavallo.
B - S. Vito
Ubicazione: parete
nord dell'aula.
Dimensioni: h. cm.
210; l. cm. 105
(palmi napoletani 8
x 4).
Iscrizione esegetica
n. 3.
Dipinto di
tradizione
tardo-rinascimentale,
datato 1590.
Eseguito a tempera
su intonaco secco.
Santo olosomo,
stante, frontale,
entro duplice
cornice, lineare la
esterna, arcuata a
tutto sesto quella
interna.
Reminiscenza degli
affreschi medioevali
è la tripartizione
del fondo con fascia
ocra centrale.
C - Santo Anonimo
e S. Nicola
Ubicazione: parete
nord dell'aula.
Dimensioni: h. cm.
140; l. cm. 125.
Iscrizione esegetica
n. 4.
Riquadro blu entro
larga fascia rossa.
Residuano la parte
superiore della
testa e metà
dell'aureola del
Santo Anonimo a
sinistra di chi
guarda e poco più
della testa del S.
Nicola,
riconoscibile anche
per l'iscrizione
esegetica.
D - Vergine col
Bambino e S. Andrea
Ubicazione: parete
sud dell'aula.
Dimensioni: h. cm.
202; l. cm. 140.
Iscrizione
esegetiche: 5, 6 e
7.
Grande pannello,
fondo tripartito
orizzontalmente
blu/ocra/blu entro
cornice lineare
rossa
profilata di bianco.
A sinistra di chi
guarda: Vergine
olosoma, stante, del
tipo Odegitria, col
Bambino seduto sul
braccio sinistro. A
destra di chi
guarda: S. Andrea in
tunica grigia e
manto rosso. Lunghi
capelli e barba
grigi. La parte
inferiore
dell'affresco è
quasi completamente
scomparsa a causa di
una escavazione
condotta nella
parete.
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